lunedì 27 settembre 2021

 



Per le Giornate Europee del Patrimonio 25 e 26 settembre: “Visioni contemporanee. Venti artisti a Castel Sant'Angelo” il Museo Nazionale di Castel Sant'Angelo offre al pubblico un'occasione eccezionale di apertura al mondo dell'arte contemporanea della città di Roma e di conoscenza di alcuni tra gli artisti che lavorano nell'ambito della città. 

“Visioni contemporanee. Venti artisti a Castel Sant'Angelo” nasce da un’idea di Mariastella Margozzi, direttrice del Museo Nazionale di Castel Sant'Angelo e dei Musei Statali della Città di Roma, e di Bruno Aller, artista capace con la sua generosità di coinvolgere gli altri amici artisti. La cura dell'evento è di Mariastella Margozzi, Bruno Aller e Paolo Martore, con la collaborazione di Mauro Persichini.


 Artisti

CARLO LORENZETTI, ELISA MONTESSORI, ETTORE CONSOLAZIONE, LAMBERTO PIGNOTTI, BALDO DIODATO, GIANFRANCO NOTARGIACOMO, BRUNO ALLER, MASSIMO LUCCIOLI, RICCARDO MONACHESI, ANNA ONESTI, ARUSS, RENATO FLENGHI, EMILIANO ZUCCHINI, MARIASA FACCHINETTI, PAOLO RADI, EMANUELA FIORELLI, MIRNA MANNI, PAOLO PORELLI, FRANCO DURELLI, ENZO LIONELLO NATILLI. 


Non si tratta di una vera e propria mostra, quanto di un evento collettivo, teso a dare nuova energia con la presenza viva dell'arte contemporanea a uno dei monumenti più significativi di Roma. Ogni artista partecipa con opere rappresentative della propria produzione, sia storica che maturata in questi ultimi tempi di isolamento dovuto alla pandemia, a testimonianza che gli artisti non si sono mai fermati nel loro essere interpreti del vissuto e della sensibilità contemporanea. L'esposizione, che colloca le opere in quegli ambienti del Castello chiusi da tempo, vuole essere un primo significativo passo per rappresentare l'arte contemporanea in dialogo con la storia di Roma, che il monumento racchiude. 


Fino al 3 ottobre 2021
















MIRNA MANNI











https://www.beniculturali.it/evento/visioni-contemporanee-venti-artisti-a-castel-santangelo









lunedì 31 maggio 2021

 

LIBRI D'ARTISTA. L'ARTE DA LEGGERE

Museo Boncompagni Ludovisi 

Roma




https://www.direzionemuseistataliroma.beniculturali.it/al-museo-boncompagni-ludovisi-inaugura-la-mostra-libri-dartista-larte-da-leggere







La Direzione Musei Statali della Città di Roma e il Museo Boncompagni Ludovisi per le Arti decorative, il Costume e la Moda dei secoli XIX e XX presentano una raccolta di quarantotto “libri d’artista” realizzati da trentasette autori speciali, che interpretano la lettura attraverso i mezzi espressivi delle arti visive.

Ogni libro è una fonte di esperienze e un passaggio di testimone da chi ha scritto a chi legge, con una possibilità di diffusione del pensiero illimitata. Finché un libro esiste e viene letto può raccontare la stessa storia a decine di generazioni, ognuna delle quali, immersa nel proprio tempo, ne farà l’uso culturale che vuole: personale, sociale, storico. Un libro è sempre un dono, perfino quando è stato acquistato, perché il suo contenuto è compagnia o conoscenza, compagnia e conoscenza. La compagnia è evidente a chiunque ami leggere e riconosca nel libro il compagno di un viaggio, di una serata in solitudine; la conoscenza arricchisce il sapere di ognuno di noi e ben sappiamo che non lo esaurisce mai: c’è sempre qualcosa da sapere, da mettere nel bagaglio di esperienze della vita. Ne consegue che i libri sono sempre stati considerati un bene prezioso, tanto che conservarli ha costituito in tutte le civiltà una conquista e un vanto. 

La lettura ha bisogno prima di tutto dell’atto cosciente della scelta di leggere: pertanto è subito approfondimento e solo dopo qualche pagina ci si comincia ad immergere in quel mondo complesso e affascinante che le parole scritte fanno scaturire nella mente, immaginazione, riflessione, partecipazione emozionale o cognitiva. 

L’arte, invece, prima di tutto “si vede” e mostra messaggi più evidenti e più immediatamente percepibili della scrittura e il tempo di riflessione che in ogni caso comporta può essere anche frutto di una scelta successiva alla visione. 

Il libro d’artista vuole vestire le parole e le storie che con esse si compongono con l’abito dell’arte visiva e rendere evidente la simbologia della ricchezza e del valore della lettura. Per questo motivo si è scelto di esporre tante opere d’arte sotto forma, apparente o recondita, di libro; nella straordinarietà e imprevedibilità del loro contenuto, esse diventano metafora di un valore che può sembrare nascosto, ma che è comunque universale. 

Ognuno dei trentasette artisti presenti nella mostra riflette liberamente, nel proprio “libro d’artista”, sugli elementi della ricerca che hanno veicolato e reso evidente il proprio messaggio artistico: le immagini e le materie. Va riconosciuto in questo un impegno non banale, che ha dato forma a opere che a volte si allineano con il libro tradizionale, altre volte se ne distanziano notevolmente, stimolando a una lettura che non è solo equiparabile a uno scorrere di parole, ma è soprattutto manifestazione del pensiero creativo.

Il progetto è stato ideato e curato da Mariastella Margozzi con Vito Nicola Iacobellis ed è stato presentato nel 2019 nei suggestivi spazi del Castello svevo di Bari e del Castello di Copertino (Le). 

I “libri d’artista” che presenta al Museo Boncompagni Ludovisi sono stati realizzati da autori italiani contemporanei: Bruno Aller, Vincenzo Arena, Antonio Barrese, Adriano Bergozza, Veronica Botticelli, Silvia Celeste Calcagno, Giuseppe Carta, Franco Durelli, Marisa Facchinetti, Enrico Franchi, Fausto Maria Franchi, Omar Galliani, Nicola Genco, Claudia Giannuli, Corrado Grifa, Massimo Luccioli, Teodosio Magnoni, Mirna Manni, Elio Marchegiani, Riccardo Monachesi, Elisa Montessori, Marcello Morandini, Elena Nonnis, Gianfranco Notargiacomo, Anna Onesti, Joseph Pace, Jasmine Pignatelli, Lamberto Pignotti, Pino Procopio, Paolo Radi, Anna Maria Russo, Giuseppe Salvatori, Filippo Sassòli, Attilio Taverna, Chiara Valentini, Emiliano Zucchini e Alessandra Alliata. 

Ogni artista rende evidente, con il proprio linguaggio, un messaggio artistico utilizzando immagini e materie. Un impegno il loro per stimolare una riflessione sulla lettura e una partecipazione emozionale e cognitiva ad essa




Museo Boncompagni Ludovisi



°°°



Mirna Manni per "Libri d'artista. L'arte da leggere"





NOSTOS, 2010 (Terracotta, paperclay, ceramica raku, spago e ceralacca - uno di sei elementi) alla mostra LIBRI D'ARTISTA. L'ARTE DA LEGGERE ideata e curata da Mariastella Margozzi con Vito Iacobellis al Museo Boncompagni Ludovisi di Roma. Altro spazio incredibile per questo evento, dopo il Castello Svevo di Bari e il Castello di Copertino (Lecce). Fino al 17 ottobre 2021




Mirna Manni



Mirna Manni 



 Mirna Manni




mercoledì 3 febbraio 2021

 

Prorogata la mostra


Incontri a Sutri. Da Giotto a Pasolini


ideata da Vittorio Sgarbi e prodotta da Contemplazioni


Museo di Palazzo Doebbing - Sutri


Orari: 10.00 - 13.00 / 15.00 - 18.00 dal martedì al venerdì 

il fine settimana è escluso come da provvedimenti governativi


Fino al 05 Aprile 2021



Museo di Palazzo Doebbing



a destra opera di Mirna Manni



Mirna Manni





Mirna Manni




Mirna Manni





Mirna Manni





Mirna Manni







https://museopalazzodoebbing.it/




martedì 23 giugno 2020











Sono presente con le mie opere a







INCONTRI A SUTRI
da Giotto a Pasolini



Una  mostra ideata da  Vittorio Sgarbi 

prodotta da Contemplazioni









Museo di Palazzo Doebbing


Sutri







«L’arte è un costante incontro tra passato, presente e futuro»






26 giugno 2020 - 17 gennaio 2021











installazione Mirna Manni









Lorenzo Fiorucci scrive in catalogo


La metaforica naturalità di Mirna Manni



La natura, e con essa l’uomo, è al centro della ricerca che Mirna Manni conduce attraverso la ceramica ormai da alcuni anni. Una natura lontana dall’immaginario paesaggistico comune, quanto piuttosto impiegata come metafora per approfondire temi e criticità del mondo contemporaneo. Mirna impiega sovente lo strumento dell’installazione riannodando in questo modo la scultura alla necessità del racconto, stigmatizzando temi spesso di attualità. L’artista rifugge da una narrazione semplicistica, didascalica o scenograficamente decorativa, offrendo al pubblico un interrogativo di riflessione attraverso una costruzione di forme visionarie e metaforiche. Significativo in questo senso l’installazione Forms and roots, un’istallazione realizzata in occasione della mostra Keramikos 2018 a Viterbo, forse l’opera più complessa e articolata di questo periodo, in cui la scultrice si interroga sul tema dell’appartenenza e del radicamento culturale indagando attraverso forme germinali, semi e bulbi spesso legati con deformanti fili di ferro che ne modificano la naturale forma o incautamente violate da tagli e ferite. Allo stesso modo grovigli di radici che per loro natura legano l’umanità, si trovano sollevate dal loro contesto naturale o recise dalla propria terra di origine. Metafore della nostra più recente storia che in trasparenza lasciano affiorare quel senso di fragilità in cui l’occidente, ma non solo, troppe volte cela dietro uno spavaldo atto di forza dimenticando colpevolmente le sue origini e le proprie radici. E forse proprio sulla mancanza di una memoria viva si interroga anche l’altra monumentale installazione: Sedimenti s’incavano nel corpo sensibile 2014, tre colonne ad altezza uomo, protette da una spessa superficie rocciosa, lasciano intravedere al proprio interno un’anima variegata di sedimenti terrosi di varia origine. Ancora una metafora di come l’esperienza, la storia e quindi la memoria di un passato, possono sorreggere e guidare l’uomo saggio. In contrasto sembra invece porsi l’altro nucleo di sculture: Corporeitas 2017, in cui il corpo giovanile, svuotato di esperienze e contenuti si ripiega nella sua fragilità finendo pietrificato su se stesso. L’ultima opera Habitant 2018, è invece la più visionaria, quasi da far nascere l’invidia, o la stima da quegli architetti che si arrovellano su come recuperare nel contesto urbano un nuovo equilibrio tra natura e città. Una visione immaginifica in cui il tema di una natura soffocata dall’uomo manifesta la propria superiorità attraverso una rinascita vitale che sorge nonostante la disattenzione dell’uomo.  “Da qui la consapevolezza [scrive Mirna], che di eterno nulla può essere realizzato e che si è inferiori alla natura, con la quale è preferibile accordarsi, superando il solito conflitto per convivere in sintonia". Una superiorità che in questi ultimi mesi si è palesata con tutta la sua virulenta forza sperando almeno che l’uomo abbia imparato cosa significa finalmente il rispetto verso gli altri e verso il mondo che lo ospita.




part. installazione Mirna Manni







installazione Mirna Manni




part. installazione Mirna Manni






installazione Mirna Manni








Mirna Manni




a destra opera di Mirna Manni




part. opera Mirna Manni





Mirna Manni




Mirna Manni









part. installazione Mirna Manni







Scrive nel catalogo della mostra il poeta Lillo di Mauro 


".......... Cosa lega Mirna Manni agli artisti più esercitati, se non le intense riflessioni, sempre sporte sul vissuto. Lei come una cronista rappresenta i tormenti del nostro vivere quotidiano, non si discosta da ciò che è drammatico ma vi si immerge, lo rappresenta attraverso la duttilità della materia che è sua amica trasformandola in un’opera che si innerva nella rappresentazione della libertà e della giustizia. Mirna lavora la terra umida e pastosa degli etruschi e da essa trae le emozioni che ci dona. ... In questa mostra vi è un filo che lega gli artisti tra loro: il dramma, rappresentato dal loro percorso di vita e artistico, volto alla ricerca del piacere assoluto che deriva dalla vocazione ad accogliere e a riconoscere ciò che per ognuno è il concetto di bello. ...".


















Museo di Palazzo Doebbing - Sutri
















martedì 26 maggio 2020







Da una vita a una vita altra





Tempi chiusi ma di ascolto. In cui rendersi conto sulla propria pelle dei confini delle nostre case e dei nostri paesi. E capire i nostri confini personali, gabbie che imprigionano menti e coscienze, invisibili ma reali. Guardare oltre confini fisici, morali, relazionali o politici … Proporsi una via di rinascita con il linguaggio del cuore al di là di quelle gabbie, per passare ogni tipo di frontiera con volontà di bellezza e di amore. Si è già vista la forza dell’altruismo … per  un mondo migliore

































sabato 28 dicembre 2019


Mediterraneo: Keramikos 2020

a cura di Lorenzo Fiorucci





Museo Duca di Martina - Villa Floridiana



dal 21 dicembre 2019 al 15 marzo 2020








Rassegna di scultura ceramica contemporanea a cura di Lorenzo Fiorucci, organizzata dall’Associazione culturale Magazzini della Lupa di Tuscania in collaborazione con il Polo museale della Campania, diretto da Anna Imponente, e il Museo Duca di Martina, diretto da Luisa Ambrosio.

Il Mediterraneo è il filo conduttore che lega Napoli, la sua storia e la sua cultura, alla materia prima per eccellenza: la terra, con cui nei secoli l'uomo ha elaborato forme, narrato storie, impresso credenze, mescolato culture talvolta molto lontane e diverse, capaci oggi di offrire suggestioni formali, evocare itinerari, memorie di viaggi che riecheggiano anche nelle collezioni del Museo Duca di Martina.
Sul tema si sono interrogati 26 artisti, suddivisi in tre ambiti: una sezione Omaggio, che rappresenta un tributo a quattro maestri della scultura del Novecento – Clara Garesio, Muky, Giuseppe Pirozzi e Franco Summa – e due sezioni che sintetizzano le modalità con cui gli artisti si sono relazionati al Mediterraneo: Memoria del Mediterraneo, con opere di Toni Bellucci, Andrea Caruso, Tonina Cecchetti, Eraldo Chiucchiù, Giorgio Crisafi, Carla Francucci, Evandro Gabrieli, Mirna Manni, Sabine Pagliarulo, Angela Palmarelli, Antonio Taschini, e Metafora del Mediterraneo, in cui espongono Rosana Antonelli, Luca Baldelli, Massimo Luccioli, Massimo Melloni, Riccardo Monachesi, Sabino de Nichilo, Marta Palmieri, Attilio Quintili, Mara Ruzza, Stefano Soddu, Alfonso Talotta.
Nata nel 2007 con l’intento di valorizzare la ceramica quale medium espressivo, la biennale Keramikos testimonia la vitalità di una tradizione scultorea antichissima e la sua sempre più assidua presenza sulla scena artistica contemporanea. Dal 2014 è ideata e organizzata dall'associazione culturale Magazzini della Lupa, che negli anni ha contribuito a diffondere, attraverso mostre e pubblicazioni, la conoscenza della scultura ceramica contemporanea. Questa edizione partenopea conferma l'impostazione data dal curatore Lorenzo Fiorucci all'edizione di Viterbo nel 2018, perfezionandone ulteriormente la proposta: non più una visione che storicizza il contemporaneo, ma all'opposto le ricerche odierne che attualizzano e riflettono attorno ad un argomento che attraversa la storia.
“La mostra Mediterraneo insiste sull’idea di un vasto enclave di saperi tramandati e attualizzati, in un’area ampia e condivisa tra maestri riconosciuti ed interessanti esperienze più recenti. Questa selezione di opere si presenta come una continua sorpresa, un resoconto dei molti significati affidati alla intrinseca fragilità della ceramica, alla seduzione del destinatario e anche al suo terrore”, dichiara il Direttore del Polo, Anna Imponente.
“Con la mostra Mediterraneo: Keramikos 2020 – afferma il direttore del Museo Duca di Martina, Luisa Ambrosio – continua l'impegno del Museo ad accogliere nuove e diverse espressioni contemporanee dell'arte ceramica e presentarle in uno dei siti museali più antichi della città di Napoli, costituto in massima parte dal fondo di Placido de Sangro, duca di Martina (ante 1891). Dal 2014, infatti, è stato intrapreso un percorso di graduale conoscenza delle realtà ceramiche contemporanee e della produzione di design, promuovendo mostre e incontri didattici”.
La mostra è corredata da un catalogo edito da Freemocco, con presentazione di Anna Imponente, introduzione di Luisa Ambrosio e testi di Valentina Fabiani, Lorenzo Fiorucci, Domenico Iaracà, Francesca Pirozzi, Marco Maria Polloniato.








Croce-via di Mirna Manni 

per Mediterraneo: Keramikos 2020


ph Petra De Goede
















Museo Duca di Martina - Villa Floridiana Napoli






Croce-via 



Croce-via










Scrive Domenico Iaracà in catalogo sulla mia opera:



"... lo scontro si trasforma da un evento che coinvolge non più gruppi ristretti di persone, 
ma diventa una vera e propria guerra di civiltà. Ecco quindi che le vie del mare, a lungo opportunità di conoscenza reciproca, hanno avuto una storia parallela, collegata ad un calvario che coinvolge i popoli o i singoli che si accingono ad attraversare queste acque. Il termine calvario non è casuale per descrivere l’opera che Mirna Manni presenta in questa mostra. Alla stessa famiglia metaforica appartiene infatti l’immagine di croce che sovrasta la sua realizzazione e il richiamo lessicale del titolo dell’opera stessa Croce-via. Una strada, indubbiamente, che unisce i tre blocchi su cui questa si appoggia, richiamo ai tre continenti che si affacciano su questo specchio d’acqua. Molteplici i percorsi incrociati che si sono sovrapposti, nei millenni, su queste acque e quindi l’opera è un perfetto esempio di crocevia, di una via disposta a croce. Ma la croce rappresenta ormai, per millenaria tradizione giudaico-cristiana, anche il simbolo della sofferenza. Ecco che quella via liquida, quella croce scivola giù, lungo i fianchi di questi saldi blocchi continentali, finisce per presentarsi come lo spettro della sofferenza per antonomasia, una sofferenza che si fa quasi fatica a descrivere con parole e immagini realistiche. La sensibilità di Mirna Manni, persona ed artista, non è insensibile alle vicende dell’oggi e ci permettiamo quindi un breve ma significativo richiamo alla figura umana accasciata a terra, già esposta in occasione del festival di sociologia “Senso e direzioni di senso” di Narni. Migrante singolo, in quella occasione, ma molti di più quelli morti e dispersi in mare a cui le cifre impresse sull’opera esposta fanno riferimento..."